Scrivere con creatività per emergere in un mondo in cui tutto viene appiattito dal ‘fanno tutti così’: non c’è più diversità e gli articoli dei vari blog, settore per settore, sembrano essere tutti uguali.

È questa l’epoca del copia e incolla anche se ora, dopo l’approvazione del copyright anche per internet, anziché copiare pedestremente la maggior parte delle volte, si copia benissimo rigirando la frase.

Così facendo, l’articolo sembra nuovo ed unico ma, di fatto, è solo la rivisitazione di un articolo già scritto e pubblicato da altri.

Un’ottima alternativa a questo stato di cose per emergere dal mare del tutto uguale, consiste nello scrivere storie che portino il lettore a comprendere i concetti in modo accattivante ed assolutamente unico.

Articolo di esempio per chiarire

Tarocchi e anime gemelle

Quante volte si sente dire che le persone non leggono più? Ormai questo concetto pare essersi radicato nella mentalità comune ma siamo proprio sicuri che sia così?

In parte è vero ma non è detto che questo dipenda solo dai lettori. L’idea è che le persone non leggono più perché ciò che si scrive non è interessante, accattivante e non attiva la parte più intuitiva di chi legge.

Gli articoli, in buona misura, sono monotoni e ripetitivi e non c’è gusto a leggerli così, inizi la lettura e poi ti annoi e cambi pagina o sito.

Allora, la soluzione potrebbe essere scrivere storie che trasmettano i contenuti voluti ma portino il lettore a ‘vedere come va a finire’.

È un lavoro sicuramente stimolante e dà ottimi riscontri con buona pace di chi pensa che i contenuti debbano solo contenere le parole chiave utili per la ricerca sui motori di ricerca come Google.

Scrivere per un blog di Cartomanzia

L’articolo di esempio che vi sottopongo è stato scritto per il blog di un sito di cartomanzia ed è una storia che tratta di un argomento sempre verde: la ricerca dell’Anima Gemella.

Da che mondo è mondo, ognuno di noi spera nell’incontro ‘giusto’, quello che può portare al fatidico: “… e vissero tutti felici e contenti”.

In questa ricerca dell’amore per la vita ci si avventura in ogni tipo di situazione; cercando fuori, forse, dimentichiamo cosa abbiamo dentro di noi poi, all’improvviso, ci viene data una nuova visione e scopriamo che…

“…ed eccola lì, ferma immobile a guardare le onde del mare che una dopo l’altra si susseguono in un eterno andare e venire che non la rassicura più, anzi, un grande senso di ansia cresce in lei quando, nei suoi convulsi pensieri, accomuna quel moto ciclico e continuo agli accidenti della sua vita che, esattamente come le onde, si ripresentano sempre inesorabilmente uguali.

Lui, il suo ultimo “grande amore” l’ha lasciata eppure doveva essere il più grande, il più bello, il più coinvolgente, quello destinato a durare tutta la vita. Lui, quello diverso, alla fine, era uguale identico a quelli prima di lui; nessuna differenza, stesse delusioni, stessa fine, stesso grande dolore.

Un altro grande amore, l’ennesimo, è finito lasciandole grandi dolori a cui sopravvivere continuando nella sua ormai solita ricerca dell’anima gemella e lì, su quel molo deserto al calar del sole, seduta su scogli bagnati dal mare sotto l’antico faro che già illumina la via ai naviganti, si chiede se mai troverà la luce che la conduca alla sua anima gemella.

Persa nei suoi pensieri non si rende conto del tempo che passa e di cosa le gira intorno e la notte sta per avvolgerla in un buio che ben si accorda con il suo stato d’animo disperatamente intriso di amara disillusione su tutte le parole sentite sull’amore e sulla gioia di vivere.

Poi, quasi all’improvviso, vede un uomo seduto al suo fianco. È un uomo vecchio, con capelli e barba bianca ed il viso rischiarato da grandi occhi del color del cielo ma solcato da profondi segni lasciati dal trascorrere del tempo che la guarda teneramente con uno sguardo pieno di compassione e le chiede:

“Posso chiederti perché ti disperi così tanto?”

“Ho il cuore vuoto e non ho più amore, forse non l’ho mai avuto; credevo di averlo trovato ma è andato anche questo come tutti gli altri”.

“Ne hai avuti molti?”

“Oh, sì. Molti ma nessuno di loro era la mia anima gemella che, forse non troverò mai”.

“Ma sei sicura che l’anima gemella esista?”

“Certo, lo sanno tutti!… e poi, ne parla anche Platone e te lo insegnano a scuola”.

“E cosa dice questo Platone?”

“Beh, è lunga da spiegare e non credo di esserne tanto capace”

“Dài, provaci, per favore… vorrei capirla anch’io questa storia dell’anima gemella”.

“ok, ci provo per quello che ricordo: Platone è stato uno dei più grandi filosofi greci ed ha scritto molti libri e, tra questi, ha scritto il Simposio in cui tratta il tema dell’amore facendo parlare vari personaggi illustri che si trovavano ad un convivio, una cena, diciamo, e, alla fine della cena, dato un preciso tema, ognuno dei convitati, diceva la sua sull’argomento.

Il tema di quel convivio era l’amore e, ad un certo punto, prese la parola Aristofane, un commediografo del tempo, che si mise a raccontare il Mito dell’Androgino che, per quel che ricordo, era la base per comprendere le modificazioni della natura umana e di quanto Eros, il dio dell’Amore, fosse importante.

Insomma, Aristofane dice che al principio gli uomini non erano come sono adesso ma avevano una forma tondeggiante ed erano fatti da due parti del tutto simili ma, essendo due attaccati uno all’altro avevano quattro braccia, quattro gambe, due teste con volti molto simili, due organi genitali, ecc.

Erano tondi perché somigliavano per natura al loro progenitore ed i sessi erano tre:  dal Sole erano nati i maschi, dalla Terra le femmine ed il terzo che comprendeva il maschile ed il femminile che discendeva dalla Luna che sta tra Sole e Terra.

Il genere umano così formato era veramente eccezionale ed aveva tantissimi talenti ma anche molti difetti e, uno di questi difetti, la presunzione, li portò un giorno a tentare di salire fino in cielo per aggredire gli dèi e, a quel punto, Zeus doveva prendere provvedimenti.

Zeus era uno abbastanza iracondo e, d’istinto, avrebbe voluto annientarli ma gli altri dèi gli fecero comprendere che se così avesse fatto, nessuno più avrebbe cantato le loro lodi e fatto sacrifici per loro. Dopo averci pensato su, decise di tagliarli in due e così fece ordinando ad Apollo di rimetterli un po’ a posto.

Gli esseri così divisi, però, non riuscivano a vivere senza la loro metà e si lasciavano morire d’inedia e fu proprio in questo momento che Zeus, preso da pietà, intervenne imponendo che i loro genitali fossero portati sul davanti in modo che potessero accoppiarsi.

Da quel momento, i maschi nati dal Sole divennero gli uomini e si cercano per accoppiarsi, le femmine figlie della Terra divennero le donne che non si interessano ai maschi ma si ricercano fra loro e gli androgini nati dalla Luna e che non esistono più, da maschi e femmine divennero uomini e donne come li conosciamo noi ora e, a questi ultimi, Zeus ha dato il compito della procreazione”.

“Ah, allora l’istinto umano è quello di ricercare l’anima gemella per accoppiarsi e basta”.

“A dire il vero, continuando nel suo monologo, Aristofane amplia un po’ il concetto dicendo che quando finalmente le due metà si ritrovano, ritrovano molto di più e sentono un profondo senso di amicizia, di intimità e d’amore e non vogliono più separarsi l’uno dall’altro neppure per lo spazio di poco tempo. Aggiunge anche che la loro è un’unione di anime che trovano un’unità che li fa essere felici”.

“Interessante! Forse quest’ultima parte è la più importante, non trovi?”

Detto questo, l’uomo vecchio d’incanto sparì nel nulla. Sconvolta e spaventata per questa sparizione e con queste ultime parole udite che continuavano a ronzarle in mente, si alzò e riprese il cammino per tornare alla macchina e riprendere la via di casa.

Mentre camminava con passo veloce, vide venirle incontro una strana donna dai capelli bianchi e lunghi raccolti in cima al capo, vestiti strani che ricordavano vagamente il passato. Giunta dinanzi a lei la misteriosa donna, dopo averla guardata negli occhi, le disse:

“Sei triste! Se vuoi posso aiutarti a ritrovare un po’ di serenità guardando nel tuo destino, vuoi?”

“… e perché no?! Oggi è veramente una giornata strana chissà che Tu non riesca ad aiutarmi davvero”.

“Bene. Seguimi… ci siederemo su quella panchina”.

Così fecero e, dopo essersi seduta, la strana donna tirò fuori da una profonda tasca un mazzo di carte ed iniziò a mischiarle.

“Ah, ecco chi sei! Una cartomante…”

“può essere, rispose la vecchia, o forse sono solo qualcuno che non è arrivato a caso nella tua vita, proprio oggi. Ti ho vista ed ho sentito che hai avuto per un attimo l’istinto di buttarti in acqua pur non sapendo nuotare. Devi soffrire molto! Qual è il tuo problema?”

“L’Amore. Molte volte ho pensato di aver trovato l’anima gemella ma, poi, finisce tutto ed io rimango miseramente sola. Cosa devo fare per trovarla”.

“I Tarocchi saranno il nostro mezzo per comprendere la via”.

Dicendo così la vecchia donna strana smise di mischiare le carte e, predisponendosi interiormente alla sua divinazione, iniziò a girare le carte componendo uno strano disegno. Passarono alcuni minuti e poi disse:

“Gli amori passati sono quelli che ti hanno portato qui oggi e sono quelli che hanno segnato la strada per raggiungere ciò che cerchi. Troverai il tuo grande amore quando incontrando un altro essere ti sentirai magneticamente attratta da lui e non potrai fare a meno di amarlo, indipendentemente da ciò che lui ti darà.

Può essere che egli ricambi il tuo amore e vivrete felici ma come lui ti amerà ha poca importanza perché è nel tuo stesso amore che troverai ciò che cerchi. Quando amerai davvero capirai che l’anima gemella non esiste e che per raggiungere la pace del cuore devi amare tu, con tutta la tua anima. Solo allora comprenderai che due in uno è la ricerca finale dell’esistenza umana e sarai finalmente felice”.

Detto questo, tirò su le carte, le rimise in tasca e la guardò con uno sguardo ancora vuoto che vedeva sicuramente panorami altri.

“mi puoi spiegare meglio?”

“Ciò che doveva essere detto è stato detto e tu ora puoi capire e comprendere”.

“Aspetta, non andartene, per favore. Voglio pagarti, quanto ti devo?”

“Ciò che ho fatto per te non ha valore ma se vuoi puoi darmi qualcosa per permettermi si sostentarmi”.

Dopo aver fatto la sua offerta ed aver visto la strana vecchia donna allontanarsi, si risedette sulla panchina e scrisse su di un foglio di fortuna preso dalla borsetta il responso dell’oracolo parola per parola in modo da non dimenticare e poter comprendere riflettendoci il messaggio. Poi, con calma, riprese il cammino”.